Italia: produzione boom, ma le Pmi non si fidano

Per l´Italia che produce il secondo trimestre dell´anno sara´ da incorniciare. Secondo le stime dell´Istat il Pil tra aprile e giugno e´ salito dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e dell´1,1% rispetto al secondo trimestre del 2009. Il dato su base annua e´ il piu´ forte dal terzo trimestre del 2007 ovvero da quando si e´ scatenata la tempesta finanziaria che poi e´ andata a impattare negativamente anche sull´andamento dell´economia reale.

La crescita e´ dovuta essenzialmente al contributo positivo dell´industria e dei servizi mentre il valore aggiunto dell´agricoltura e´ calato tra aprile e giugno. Secondo l´Istituto nazionale di statistica, la crescita acquisita per l´anno in corso, ovvero l´incremento di prodotto che si avra´ comunque anche se nei prossimi mesi la crescita fosse nulla, e´ pari allo 0,8%.

Ma le buone notizie non sono finite qui. A giugno sempre secondo i dati Istat, la produzione industriale nel nostro Paese ha messo a segno un rialzo dello 0,6% rispetto a maggio e un incremento tendenziale, ovvero una variazione a 12 mesi, dell´8,2%. Erano 10 anni, dal dicembre del 2000, che la produzione industriale mancava di una performance tanto elevata, realizzata anche grazie al fondamentale contributo delle esportazioni.

Ma non e´ tutto rose e fiori, c´e´ il rovescio negativo della medaglia. Un aspetto da considerare e´ che l´incremento della produzione industriale e del Pil partono da valori molto bassi e quindi un balzo elevato, specialmente della produzione industriale, rientra in qualche modo nella categoria degli eventi da mettere in preventivo. Altro aspetto negativo e´ l´occupazione, che continua a latitare. La crescita si rafforza, la produzione inizia a correre ma la disoccupazione non scende.

Di fatto le imprese, specialmente le piccole e medie, che rappresentano il 70% del tessuto produttivo nazionale, non assumono perche´ ancor non si fidano, ancora non hanno la certezza che la ripresa sia innestata e temono invece in un fuoco di paglia. Cosi´ aspettano segnali di continuita´ per investire anche nel fattore umano. Il problema e´ che senza occupazione, la domanda da consumo non riparte e cio´ potrebbe costituire un fattore di rallentamento per la crescita.

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